{"id":126,"date":"2020-04-10T18:11:29","date_gmt":"2020-04-10T16:11:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/?p=126"},"modified":"2021-06-02T15:07:18","modified_gmt":"2021-06-02T13:07:18","slug":"coronavirus-i-contribuenti-devono-salvare-le-imprese-oppresse-dai-debiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/coronavirus-i-contribuenti-devono-salvare-le-imprese-oppresse-dai-debiti\/","title":{"rendered":"Coronavirus: i contribuenti devono salvare le imprese oppresse dai debiti?"},"content":{"rendered":"<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-335 \" src=\"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/corporate-bailouts-crisis-e1586507871611.jpg\" alt=\"\" width=\"1011\" height=\"519\" srcset=\"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/corporate-bailouts-crisis-e1586507871611.jpg 553w, https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/corporate-bailouts-crisis-e1586507871611-480x247.jpg 480w, https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/corporate-bailouts-crisis-e1586507871611-200x103.jpg 200w, https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/corporate-bailouts-crisis-e1586507871611-252x129.jpg 252w\" sizes=\"auto, (max-width: 1011px) 100vw, 1011px\" \/><\/h4>\n<p><em>Di seguito la traduzione dell\u2019articolo originale pubblicato sul sito di Finance Watch il 10 Aprile 2020 e scaricabile<\/em> <a href=\"https:\/\/www.finance-watch.org\/coronavirus-should-taxpayers-bail-out-debt-laden-corporates\/\"><em>qui<\/em><\/a><\/p>\n<h4>In che modo la crisi legata al coronavirus influir\u00e0 sull\u2019eccessivo indebitamento delle imprese accumulatosi dalla crisi del 2008-2009? Ora che i governi stanno preparando massicci pacchetti di stimolo fiscale per impedire un\u2019ondata di fallimenti, le aziende che negli ultimi anni hanno incautamente contratto prestiti per sfruttare i bassissimi tassi d\u2019interesse si stanno mettendo in fila per ottenere anche le misure di salvataggio finanziate dai contribuenti. Ma i salvataggi non risolveranno il problema sottostante: con tassi d\u2019interesse che probabilmente rimarranno \u2018bassi ancora a lungo\u2019, la tentazione per le aziende di abbuffarsi di debito economico sar\u00e0 pi\u00f9 forte che mai.<\/h4>\n<p>Un decennio di allentamento delle condizioni monetarie nella maggior parte delle principali economie sviluppate ha prodotto <strong>globalmente livelli disomogenei d\u2019indebitamento sia del settore pubblico sia di quello privato.<\/strong> Dal 2007 il debito globale \u00e8 aumentato di oltre il 50%, passando da 167 a 253 trilioni di dollari. Il solo debito di governi, famiglie e imprese non finanziarie \u00e8 passato da 113 a 191 trilioni di dollari, con un incremento annuo medio di circa il 4,5% dal 2007 e quasi il doppio del tasso di crescita dell\u2019economia mondiale. A settembre 2019 il rapporto debito\/PIL globale si attestava al 322%.<\/p>\n<p>Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la <strong>Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), l\u2019 Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico<\/strong> (OCSE), insieme a ricercatori e accademici, hanno pronosticato una nuova crisi del debito. Stavolta il settore delle imprese sembra particolarmente vulnerabile.\u00a0<strong>Le aziende di tutti i settori economici hanno sostituito il costoso patrimonio netto (equity) con pi\u00f9 economici finanziamenti a debito per mezzo dei riacquisti di azioni proprie (buy-back).<\/strong> Tra il 2009 e il 2019 il mercato del leveraged buyout (LBO \u2013 letteralmente <strong>\u2018acquisizione attraverso debito\u2019<\/strong>) ha vissuto una fase di espansione, che ha portato i livelli di valutazione vicini ai massimi pre-crisi registrati nel 2007, mentre la qualit\u00e0 del credito si \u00e8 deteriorata. I finanziamenti a leva (leveraged loan) <strong>privi delle consuete clausole a tutela degli investitori<\/strong> (covenant lite), che sono sempre un indicatore affidabile di mercati del credito effervescenti e un segno precursore di crisi, sono ricomparsi con insistenza. Nel settembre 2018 la BRI ha platealmente pronosticato l\u2019aumento delle \u2018aziende zombie\u2019, ovvero quelle societ\u00e0 che per un lungo periodo di tempo non sono in grado di coprire l\u2019interesse applicato al loro debito con gli utili d\u2019esercizio correnti.<\/p>\n<p>In un contesto in cui l\u2019economia globale si trova in una sostanziale paralisi dovuta alla pandemia da coronavirus, molte di <strong>queste imprese andranno probabilmente incontro a difficolt\u00e0 nel coprire il proprio debito.<\/strong> Gli spread su obbligazioni societarie di tipo sub-investment grade, che gi\u00e0 in autunno avevano iniziato a crescere, sono schizzati alle stelle dall\u2019inizio della crisi, indicando che gli investitori si aspettano un\u2019ondata d\u2019inadempimenti. Nelle ultime settimane i governi hanno annunciato pacchetti di stimolo fiscale del valore di trilioni di euro a sostegno di aziende e famiglie colpite dalla crisi e come misura di ripresa economica. Sono quindi i contribuenti a soccorrere le imprese che, in tempi di vacche grasse, si sono deliberatamente e incautamente riempite di debiti senza preoccuparsi delle conseguenze?<\/p>\n<p>Con molte probabilit\u00e0, <strong>i pacchetti di stimolo proposti finiranno per salvare molte di queste societ\u00e0 sovraindebitate<\/strong>. Anche prima della crisi legata al coronavirus, l\u2019economia globale era tutt\u2019altro che solida. Una crisi dovuta a un forte indebitamento delle imprese, senza gli ulteriori danni causati dal coronavirus, sarebbe stata gi\u00e0 di per s\u00e9 estremamente gravosa. In combinazione con le conseguenze negative della pandemia, sembra inconcepibile che i decisori politici rischino una crisi sistemica lasciando fallire le attivit\u00e0 oppresse dai debiti. Che piaccia o meno, queste \u2018aziende zombie\u2019 ritroveranno probabilmente una rinnovata linfa vitale, almeno per ora.<\/p>\n<p>In ogni caso, aiutare le imprese sovraindebitate a sopravvivere alla crisi non risolve il problema dell\u2019eccessivo indebitamento. Investitori e decisori politici concordano sul fatto che i tassi d\u2019interesse debbano rimanere \u2018bassi ancora pi\u00f9 a lungo\u2019 Secondo le previsioni, per l\u2019immediato futuro le banche centrali dovrebbero mantenere bassi i tassi di riferimento e sostenere l\u2019economia con un allentamento delle condizioni monetarie, ad esempio con programmi di acquisto d\u2019investimenti (asset). Per alcuni, questo potrebbe essere necessario per consentire all\u2019economia di riprendersi dallo shock disomogeneo causato dalla crisi legata al coronavirus. Ma <strong>la svariata natura delle modalit\u00e0 d\u2019indebitamento economiche continueranno a incentivare le aziende a sperimentare livelli di debito eccessivi e fondamentalmente insostenibili.<\/strong> In uno studio condotto nel 2018, la BRI si \u00e8 espressa molto chiaramente in merito al rischio legato a una politica monetaria troppo accomodante. Le \u2018aziende zombie\u2019 sono una seccatura per l\u2019economia, anche in tempi normali, e potrebbero implicare un disastro quando il ciclo economico si rimetter\u00e0 in movimento.<\/p>\n<p><strong>Christian Stiefm\u00fcller<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di seguito la traduzione dell\u2019articolo originale pubblicato sul sito di Finance Watch il 10 Aprile 2020&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":335,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[13,32,24],"class_list":["post-126","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized","tag-coronavirus","tag-indebitamento-delle-imprese","tag-stabilita-finanziaria"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/126","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=126"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/126\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":694,"href":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/126\/revisions\/694"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/335"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=126"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=126"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.finance-watch.org\/ilblog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=126"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}